La sopravivenza del cavallo bretone è minacciata

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Domen an Amzer Vrao - bisou

Ognuno puo constatare la crisi nella filiere equestre. Se le sfilate dei centri equestri con i loro pony sono state molto mediatizate, invece gli allevatori e principalmente quelli che si occupanno del cavallo di lavoro di razza bretona vivono una crisi senza precedenza da quando nei campi sono stati utilizati i trattori. Ci si sente poco parlare della loro situazione eppure, doppo la nuova direttiva della TVA europea che ha aumentato la tassa sulle vendite di cavalli di allevamento non destinati alla macelleria del 5,50% al 19,6% al 1 gennaio 2013, potrebbero essere in molti a vivere l'”equitaxe” e la fine della missione di riproduzione delle stazioni nazionale di monte equina come un colpo finale. Le vendite di animali destinati alla preparazione di alimenti saranno mantenute al livello minimo di TVA.Vendere il suo cavallo al macceliere è l’unico modo di pagare meno tasse e il risultato è già stato confermato dal istituto. Nel 2013, il numero di cavalle bretone che si sono riprodutte è calato di 11%, i cavalli invece sono più numerosi ad essere messi in pensione, modo pùdico di dire che gli allevatori, strangolati per la TVA, l’aumentazione del prezzo delle cereale, i costi di riproduzione e la diminuzione delle “prime” allla nascita delle razze minacciate, non hanno altra scelta che di smettere la loro attività. Questi cavalli “riformati” finiscono spesso in una macelleria Italiana. Nessuno più pensa di fare fortuna con l’allevamento di cavalli. Cio malgrado, bisogna mantenerlo, malgrado l’aumento del prezzo del fieno, malgrado la crisi e la TVA .Per orgollio e perl’onore, perche il cavallo bretone ha fatto lavorare gli aratri, ha portato i combattenti, ha trascinato diversi strumenti di lavoro. Abandonnarlo sarebbe un’umiliazione. In Bretagna, l’allevatore dice “noi” per parlare di suoi cavalli e di lui….Pero ormai conviene non parlare mai degli allevatori. L’allevamento d”i cavalli bretoni ha conosciuto momenti fortunati al secolo scorso. Ormai è diventato un sacerdozio, adesso che è passata la pausa del mercato Italiano scoperto da François Coatalem. Grande mangiatrice di cavalli bretoni negli anni’80, l’Italia le ha permesso di sopravivere. Ma a che prezzo ? il cavallo bretone ha ingrassato per pesare sulla bilancia comerciale, a tal punto che nessuno di quei grossi orsachiotti potrebbe avere l’energia di suoi antenati davanti al tiro o al aratro.

Davanti a questa sutuazione cert giovani allevatori tentano di trovare altri metodi. Rimettere il cavallo bretone al centro delle città e dei paesini, provare che puo essere montato, che puo far fare delle passeggiate. Ben adestrato e ben selezionato,sa fare di tutto: raccogliere la spazzatura, prendere i bambini sul camino della scuola, rieducare gli handicappati, inaffiare i fiori, fare passeggiare i turisti…certo che ci vuole un bipede accanto !

Le nombre de chevaux Bretons mis à la reproduction a chuté de 11 % cette année.

Nel allevamento del cavallo bretone, la crsi non è solamente economica e politica ma è anche sociologica e di generazioni. I piu anziani che conoscono la realtà del mestiere contro i giovani troppo sognatori e sensibili. Gli allevatori di professione, i veri , quelli che toccano lo sterco dalla mattina alla sera, contro i dilettanti che hanno un altro mestiere e allevano per divertirsi.

In questo ambiente equestre che ha abandonnato i suoi allevatori alla fine del 2012, non è più il momento di litigare. L’allevamento dei cavalli è una passione e questa frase giustifica spesso la mancanza dei sussidi:” non abbiamo soldi da darvi, ma voi siete appassionati e riuscirete !” l’allevatore bretone non abandona le sue bestie per manifestare o per rovesciare del letame davanti alla prefettura. La sua passione non è neanche solubile nella crisi economica. Muore in silenzio, solo nella suo fienile o la sua scuderia. Pero conviene non parlare mai del suicidio degli agricoltori !

secondo Amelie Tsaag Valren

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